Analisi e valutazione: l’inflazione

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Analisi e valutazione: l’inflazione

  • Postato da: Thomas Serra
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L’inflazione non è mai un male in sé. Se da un lato infatti riduce il nostro potere d’acquisto, dall’altro lato spinge ad attualizzare acquisti ed investimenti. Un’inflazione superiore al 2% invece va gestita con competenze. Scopriamo in quali casi è opportuno effettuare investimenti immobiliari in presenza di un alto tasso di inflazione.

Se sale il costo del denaro, di conseguenza sale anche il prezzo degli immobili. Sappiamo però che il rendimento medio nazionale del valore degli immobili, ad oggi, è pari al 5%. In questo modo il rendimento che si ottiene da essi va quindi a pareggiare, in maniera pressoché naturale, il valore raggiunto dall’inflazione. Ecco perché gli immobili si dice che abbiano un valore anti inflazionistico. Questo come avviene?

Nonostante l’aumento del tasso d’inflazione intacchi il valore di rendimento dei nostri immobili in quanto diminuisce il potere d’acquisto, gli immobili messi a reddito ad esempio hanno la possibilità di usufruire dell’aumento del canone di locazione grazie all’adeguamento ISTAT, che livella anno dopo anno il canone alle oscillazioni del mercato, permettendoci così di mantenere costante nel tempo il nostro rendimento immobiliare.

Occorre invece fare un ragionamento diverso quando si tratta di vendere o acquistare un immobile. L’aumento del tasso di inflazione e la conseguente riduzione del potere d’acquisto portano con sé i rischi legati allo scoppio delle bolle immobiliari, causate dalla riduzione del numero di acquirenti a discapito dei venditori. Questo genera un calo delle quotazioni immobiliari. Per mettersi al riparo da questi rischi, bisogna innanzitutto dire che le oscillazioni di prezzo degli immobili dovute all’inflazione hanno comunque un andamento molto più lento di quelle che caratterizzano il mercato azionario. Questo ci permette quindi di avere sempre a disposizione il tempo necessario a pianificare la migliore strategia di investimento possibile. Nel caso dei piccoli investitori, per esempio, in presenza di un tasso di inflazione in crescita come quello che registriamo negli ultimi mesi, il consiglio è sicuramente quello di liquidare i propri immobili, in quanto oggi i prezzi sono molto alti e in prospettiva il rischio è quello nel prossimo futuro di un minor guadagno in caso di vendita. Qualora non si decida di liquidarli, ci si potrebbe tutelare mettendoli a reddito e inserendo clausole di aumento dei canoni di locazione, in linea con le tabelle ISTAT, e al tempo stesso continuare a fare investimenti immobiliari speculativi nei prossimi 12 mesi, periodo entro il quale i prezzi rimarranno pressoché invariati.

La casa continua a rimanere il miglior investimento in termini di protezione del proprio patrimonio anche in presenza di forti oscillazioni, in questo caso al rialzo, del tasso d’inflazione. A questa considerazione se ne aggiunge un’altra altrettanto importante, ovvero l’effetto dell’inflazione sul debito. Facciamo un esempio. Abbiamo acquistato un immobile chiedendo un mutuo fisso bancario. L’aumento del tasso di inflazione ci dice che il nostro potere d’acquisto nel frattempo è diminuito, così come il valore del nostro immobile. Ma se questo è vero, anche il debito nei confronti della banca si è ridotto, e più precisamente dello stesso valore. Il mercato ordinario del lavoro invece in fasi inflazionistiche ha salari e stipendi crescenti incidendo percentualmente meno sull’importo del debito. Si può dire quindi che l’inflazione è nemica del debito e non il contrario.

In questi momenti complicati dove vediamo il tasso di inflazione continua a salire, noi di Thomas Serra Real Estate Advisor vi invitiamo sempre a ragionare, a mente fredda, e a consigliarvi al meglio per proteggere e aumentare il valore del vostro patrimonio immobiliare. Riassumiamo, in conclusione, in quali casi vale comunque la pena di fare investimenti immobiliari in presenza di un alto tasso di inflazione:

  • se si vincola l’acquisto a un mutuo a tasso fisso – se perde valore il denaro è meglio che sia quello degli altri;
  • se si decide di mettere a reddito l’immobile usufruendo annualmente degli adeguamenti ISTAT;
  • se si acquista un immobile con l’intenzione di tenerlo nel lungo/lunghissimo periodo – anche i pessimi acquisti nel lungo periodo pareggiano il valore;
  • se si decide di investire in centri con popolazione superiore ai 200 mila abitanti si è meno soggetti alle svalutazioni delle bolle oltre ad avere un mercato più liquido.
Autore: Thomas Serra