Secondo i dati del Sole 24 Ore di questi giorni, l’Italia ha perso quasi 1 milione di abitanti negli ultimi 10 anni. Ma nello stesso periodo, i nuclei familiari sono aumentati di 700.000 unità.
Sembra un controsenso? In realtà è semplice: Se prima in una casa abitavano due genitori, tre figli e magari i nonni, oggi ci sono mille sfumature diverse. Famiglie più piccole, genitori separati, single, anziani soli… Un solo casa ieri poteva servire anche due o più nuclei famigliari. Oggi invece ognuno è più distante ed avvicinato solo dalla tecnologia.
Ecco perché, nonostante la popolazione scenda, la domanda di abitazioni aumenta. Ma non ovunque.
La richiesta si concentra nei centri urbani, dove ci sono servizi, lavoro, università, trasporti. Le campagne e i piccoli centri si stanno svuotando. Città come Milano, Bologna, Torino, Roma stanno diventando vere e proprie megalopoli. I confini si espandono, inglobano comuni limitrofi. E chi è tagliato fuori, lentamente si spegne.
Per chi investe, la direzione è chiara:
Il futuro dell’abitare non sarà più tra le aie delle cascine dove si ballava la domenica o nella sagra di paese organizzata dalla ProLoco. Il futuro dell’abitare è tra spazi condivisi, ben collegati, energeticamente efficienti. E soprattutto in città.
Gli investimenti immobiliari, se vogliono essere sostenibili e redditizi, devono guardare dove va il mondo. E il mondo, oggi, va verso le città.
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