Il settore delle costruzioni è in salute, ma la vera sfida è il capitale umano (e strategico)

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Il settore delle costruzioni è in salute, ma la vera sfida è il capitale umano (e strategico)

  • Postato da: Thomas Serra
Il settore delle costruzioni è in salute, ma la vera sfida è il capitale umano (e strategico)

Secondo l’Osservatorio Saie in collaborazione con Nomisma, il settore delle costruzioni italiano sta vivendo un momento complessivamente positivo: il 13% delle imprese prevede di chiudere il 2025 con un aumento del fatturato e più di un terzo ha registrato una crescita già nel primo trimestre.

Un segnale incoraggiante, soprattutto se consideriamo che oltre il 52% delle aziende si dichiara soddisfatto del proprio portafoglio ordini e quasi una su due (48%) mostra un livello di fiducia alto o molto alto sulla propria situazione aziendale.

Ma i numeri, da soli, non bastano a raccontare la complessità del momento.


Le ombre dietro la crescita

Dietro a questi dati positivi restano alcuni elementi di fragilità ben noti agli operatori:

  • fine dei bonus edilizi e instabilità normativa che spaventa chi investe;
  • riduzione degli investimenti pubblici e privati, con effetti diretti sulla pianificazione;
  • carenza di manodopera specializzata, che oggi rappresenta il vero collo di bottiglia: il 31% delle imprese denuncia perdite economiche e il 26% ritardi nelle consegne a causa della scarsità di figure qualificate.

Questa non è solo una questione di produttività: la scarsità di personale adeguato rallenta la capacità di trasformare i progetti in valore concreto, rendendo più rischiosi i business plan.


Doveè il vero nodo

Il tema cruciale è proprio il capitale umano. Possiamo avere liquidità, ordini e persino domanda sul mercato, ma senza persone qualificate non si costruisce nulla. E oggi il patrimonio immobiliare italiano ha bisogno di essere riqualificato, non semplicemente mantenuto.

In questo senso, gli investimenti in formazione tecnica e specialistica — già messi in campo da molte imprese — non sono un costo, ma l’unico modo per garantire efficienza e valore nel medio-lungo termine.


L’innovazione che non possiamo ignorare

Colpisce anche il dato sull’uso dell’intelligenza artificiale: l’81% delle imprese non la utilizza, ma quasi la metà intende integrarla nei prossimi 2-3 anni. Chi già la sta applicando (soprattutto nelle imprese di progettazione e servizi) vede vantaggi tangibili: maggiore efficienza operativa, automazione e un miglioramento della relazione con i clienti.

Qui la mia riflessione è semplice: chi saprà integrare formazione e nuove tecnologie diventerà più competitivo, non solo nei cantieri ma anche nella gestione del capitale immobiliare.


Il settore delle costruzioni in Italia gode oggi di una buona salute, ma la sostenibilità di questa crescita non dipenderà soltanto da bonus o incentivi, bensì dalla capacità delle imprese di:

  • attrarre e formare personale qualificato,
  • adottare tecnologie che migliorino i processi,
  • e costruire partnership solide con investitori e advisor che sappiano leggere i trend.

Come operatori immobiliari, il nostro compito non è solo “fare operazioni”, ma anche aiutare gli investitori a capire come questi fattori incidono realmente sul rendimento e sulla solidità dei progetti.

Autore: Thomas Serra